Elisa Lorenzelli Scultrice



I marmi

Il lavoro superficiale del levigare “fino allo sfinimento” - componente espressiva-emozionale sulle linee guida della razionalità del “progetto” originario - trasforma la materia grezza, nella purezza di un’oggettualità limpida e aperta ai giochi di luce, di ombre e di chiaro-scuri, memori ancora però, e testimoni contemporanei, dell’assolutezza atavica della solidità persistente della pietra. Nei supporti prediletti in marmo, dal classico statuario, al più duttile travertino, fino ai giochi di cromia del rosa del Portogallo e del nero del Belgio, la durezza ostica della pietra già amata da Michelangelo per la verifica diretta di un determinismo materico sulla presunta onnipotenza del pensiero, metafora anche del rapporto sofferto tra amore e psiche, emozione e riflessione, diviene l’immagine di sintesi, nella concretizzazione nelle vesti di un ossimoro semantico, di evanescenti percorsi di una contemporanea, e riscoperta “ insostenibile leggerezza dell’essere ”.


Elena Capone - Critico d'arte